



Schiudeva primavera le corolle di Alessandro Pierfederici: un inno malinconico alla vita, all’amore e al tempo
Le poesie, radicate nel ricordo e nella nostalgia, si popolano di figure femminili idealizzate, paesaggi dell’anima, stagioni simboliche e riflessioni esistenziali. In esse si fondono il rimpianto dell’infanzia perduta, la malinconia del tempo che scorre, e un desiderio inappagato di bellezza e redenzione. Il linguaggio è musicale e evocativo, ma mai ermetico: ogni verso tende a cogliere il passaggio delle emozioni più profonde e universali.
In definitiva, è una poesia del ricordo, del vuoto e della speranza appena sussurrata, che scava nel passato per comprendere il senso della vita, tra disincanto e sete d’infinito.
Il poeta del ricordo e dell’illusione
Per il consueto appuntamento con la rubrica Racconto ciò che leggo vi parlo di una silloge poetica appena uscita. Schiudeva primavera le corolle dello scrittore Alessandro Pierfederici
In questa intensa raccolta poetica, Pierfederici si svela attraverso i versi con una sincerità disarmante. Schiudeva primavera le corolle è una vera e propria liturgia della memoria: vi si condensano i dolori del primo amore, il rimpianto dell’innocenza perduta, la solitudine dell’età matura. Le poesie, nate in un arco temporale di circa dieci anni, ci accompagnano lungo le stagioni dell’anima, tra entusiasmi fanciulleschi e vertigini d’abbandono.
La forza della parola tra musica e silenzio
Pierfederici, artista poliedrico con una ricca carriera nella musica classica, infonde nelle sue liriche un ritmo e una struttura che evocano partiture. Alcune poesie sembrano proprio composte come brani musicali: “Notturno”, “Preludio”, “Primavera celtica” non sono solo titoli evocativi, ma veri paesaggi sonori in cui la parola si fa melodia e pausa, eco e armonia. La sua scrittura è densa di suggestioni colte ma mai ostentate: ogni riferimento, ogni immagine, si inserisce con naturalezza nell’orchestrazione emotiva del testo.
Versi che toccano l’anima: la bellezza dell’istante
L’intera raccolta è un inno struggente alla fragilità del vivere: Pierfederici canta il tempo che sfugge, gli attimi che si imprimono nel cuore per poi dissolversi, come la fioritura di una corolla primaverile. L’autore ci ricorda che le piccole gioie, colte o perdute, compongono il vero mosaico dell’esistenza. E proprio nell’alternanza tra l’ombra e la luce che il lettore trova conforto, riconoscendosi in quelle lacrime trattenute, in quei silenzi innamorati, in quelle stagioni della vita che nessuno può sfuggire.
Conclusione: un testamento lirico sul senso dell’esistere
Schiudeva primavera le corolle è una raccolta che abbraccia la vita con tutte le sue contraddizioni: l’ebbrezza del primo amore e la malinconia dell’addio, la dolcezza dell’infanzia e il gelo dell’inverno interiore, il desiderio di eternità e l’ineluttabilità della fine. Alessandro Pierfederici ci consegna un’opera profondamente umana, attraversata da una poesia che si fa riflessione, confessione e talvolta preghiera.
In un mondo che spesso corre troppo in fretta, questi versi invitano a rallentare, ad ascoltare il battito del cuore e quello della memoria. E ci ricordano, con delicatezza e dignità, che anche la nostalgia può fiorire come una corolla che si schiude in primavera.



